In un anno di profondo cambiamento, non poteva mancare una riflessione attenta e accurata da parte della Federazione Nazionale Il Jazz Italiano, presieduta da Paolo Fresu. L'occasione è stata la pubblicazione del documento PANDEMIC JAZZ: la musica al tempo del Coronavirus e il jazz del presente futuro. Suggerimenti per un mondo più equo e sostenibile, una riflessione "sulla funzione collettiva dell’arte nel contemporaneo, che sia capace di individuare buone pratiche nel reciproco rispetto e nell’urgenza di confrontarci, tutti e indistinti, con coloro che partecipano alla crescita del jazz italiano e che ne compongono la grande famiglia fatta di musicisti, festival, rassegne, jazz club, produttori, management, fotografi, didatti, compositori, autori".

Per un commento più approfondito e personale, abbiamo raggiunto il presidente Fresu e gli abbiamo posto alcune domande, un'occasione anche per scoprire e commentare alcuni progetti futuri.

Come ha vissuto la Federazione questi ultimi mesi di chiusure?

"La Federazione sta vivendo con apprensione le difficoltà che tutti conosciamo e che sono legate alla chiusura dei luoghi del fare musica, alla cessazione delle attività e alla precaria e conseguente condizione del mondo dello spettacolo. Attendiamo con ansia di poter finalmente scorgere la luce alla fine del tunnel ma non è facile e iniziamo tutti a essere stremati da oltre un anno di inattività. Ci rendiamo conto che più passa il tempo più la situazione si aggrava, ma sappiamo anche che non si può stare con le mani in mano e che bisogna contribuire alla riflessione comune con un pensiero costruttivo e attraverso un'indagine alla quale dobbiamo partecipare tutti.

La nostra comunicazione con il Ministero è costante e ci poniamo il problema del dovere rappresentare, in un momento come questo, non solo le istanze del mondo del jazz ma piuttosto quelle di tutto il comparto della cultura e dello spettacolo in quanto siamo tutti accomunati dallo stesso problema nonché dalle stesse esigenze.

Pertanto è in atto un grande lavoro di dialogo diretto con il Mic oltre che con AGIS e Forum Arte e Spettacolo, realtà alle quali la Federazione e le associazioni che ne fanno parte afferiscono. Il Forum, creato nel marzo dello scorso anno con il contributo di Ada Montellanico, Simone Graziano e del sottoscritto, ha collaborato alla scrittura di una delle tre proposte di legge per lo spettacolo dal vivo. Ma al di là di quale proposta passerà (da qualche giorno si sta parlando di una Legge Delega) è importante che si vada verso una riforma epocale del nostro settore e verso il definitivo riconoscimento della cultura come bene primario del Paese. Anche per evitare che ci si debba ritrovare, in un futuro prossimo, in una condizione simile a quella attuale.

La Federazione partecipa anche al Tavolo Permanente indetto dalla Direzione generale Spettacolo, per quanto questo non sembri dare contributi evidenti. Inoltre, le varie associazione stanno organizzando molti webinar di approfondimento sui temi del presente che stanno creando un'interessante e proficua rete redazionale aggregante. Attraverso questi incontri si comprende ancora di più il bisogno del dialogo interno alla Federazione laddove attraverso il principio dei vasi comunicanti si mettono in relazione le diverse esperienze e ci si conosce meglio.

Il frutto di questo ricco lavoro dovrebbe confluire nella organizzazione degli Stati generali del Jazz che si dovrebbero consumare, Covid permettendo, entro il 2021".

Molti organizzatori sono in grave difficoltà. La ripartenza con le regole attuali è molto difficile, che fare?

"Non credo che nessuno abbia la bacchetta magica ma bisogna piuttosto sperare nel buon senso e nella capacita di ascolto del Comitato Tecnico Scientifico. È una buona notizia che le capienze degli spazi sia all’aperto che al chiuso siano aumentate rispetto allo scorso anno, ma è folle mantenere il coprifuoco fino a fine luglio dopo le ore 22. Anche perché se la curva del contagio tenderà a scendere, come tutti speriamo, non si può ora stabilire cosa accadrà tra due mesi. Soprattutto negli spazi all’aperto con l’arrivo della bella stagione e poi dell’estate. Speriamo pertanto che le regole si possano scrivere durante il percorso e che si possano adattare alla reale situazione. Parallelamente a questo bisogna che i ristori siano più equi e puntuali constatando che, fino ad ora, così non è purtroppo stato.

Detto questo sappiamo bene che il tema della chiusura è un falso problema. Non perché noi si voglia essere diversi da altre categorie ma perché con le attività svolte durante l’estate appena trascorsa abbiamo dimostrato di non avere contribuito a generare nessun caso di Covid. Il tema della discussione non è dunque quello del voler aprire infrangendo o forzando le regole del distanziamento e della sicurezza, ma piuttosto il dettare regole che siano funzionali, giustificate e realistiche. Di certo è inutile spendere ancora del tempo a parlare del come si utilizzano le mascherine, ci si lava le mani o si misura la temperatura, ma piuttosto bisogna parlare di tamponi e soprattutto di campagna vaccinale. E poi riflettere sull’importanza di un altro antidoto: la Musica!".

Si conferma l’attenzione del jazz al patrimonio storico. Ci parli del progetto Unesco?

"Che l’Italia sia il Paese del mondo con numero maggiore di siti Unesco è risaputo. Forti dell’esperienza dell’International Jazz Day delle precedenti edizioni (nel 2018 andammo a presentare il nostro programma presso la sede Unesco a Parigi) stiamo chiedendo la candidatura dell’Italia come la capitale dell’International Jazz Day per il 2023 identificando poi una Global City. Pertanto abbiamo chiesto al Ministro Franceschini e all’Ambasciatore italiano Unesco, Riccardo Massimo, di firmare la lettera ufficiale che è già stata spedita a Washington presso l’Herbie Hancock Institute of Jazz. Non dovesse essere per il 2023, perché magari già prenotato da un altro Stato o da un’altra città del mondo, si potrà individuare un altro anno; è nostro intento portare quella manifestazione in Italia".

Quale progetto per la candidatura 2023?

"Il nostro progetto ha un'originalità di fondo che deriva proprio dalla ricchezza e dalla storia dei nostri territori. Ricchezza che non c’è in nessun altro paese del mondo. Pertanto si vorrebbero organizzare una serie di attività in tutta Italia e nei vari siti Unesco a partire dal mese di gennaio 2023 per arrivare, in una sorta di viaggio attraverso le bellezze dello stivale, al 30 aprile e alla giornata internazionale da consumare in un host che potrebbe essere identificato nella città di Torino".

Gran parte del PNRR parla di investire sulla scuola e sulle giovani generazioni, quali ricette?

"Non credo che esistano ricette se non quella di investire seriamente e di utilizzare al meglio i finanziamenti. Investire sulla scuola e sulle nuove generazioni è fondamentale e da questo dipenderà il futuro del Paese ma non possiamo dimenticare che, ciò che è stato, deriva da un problema pregresso che bisogna non solo individuare ma risolvere definitivamente. Affinché l’Italia sia un Paese moderno al passo con i tempi e soprattutto capace di dialogare con l’Europa. Per questo abbiamo spedito il 25 aprile il documento Pandemic Jazz a tutti i soci della Federazione. In questo suggeriamo le buone pratiche per tutto il mondo del jazz composto da artisti, festival, agenti, fotografi, scuole, etichette, jazz club.... Pratiche che riguardano l’attenzione verso la musica italiana, la crescita del pubblico, le nuove generazioni, le pari opportunità, i network, l’originalità dei progetti, il dialogo, la sostenibilità, gli archivi e la documentazione, l’infanzia, la scuola, il sociale. Sono temi importanti cari a tutti noi e siamo fieri di farli nostri dimostrando apertura e responsabilità civica.

Ho letto con attenzione il documento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza relativo alla cultura che dispone di 6,675 miliardi di euro, ma non mi sembra che ci sia un indirizzo preciso per ricostruire la società completamente deflagrata a causa del Covid. Va bene migliorare l’efficienza energetica di musei, teatri e cinema, oltre che riconvertire centrali nucleari e caserme per aumentare il livello attrattivo del sistema turistico e culturale del Paese, va bene eliminare le barriere architettoniche, valorizzare i Borghi e aiutare la transazione digitale e verde, ma chi dovrà riempire questi luoghi di contenuti non sappiamo se oggi ce la farà a sopravvivere".

Rispetto al digitale, quali opportunità credi debbano essere colte?

"Dobbiamo stare in ascolto e intercettare tutte le opportunità per costruire progetti di rete e di sistema che permettano di archiviare e digitalizzare la nostra storia oltre che per dotarci di sistemi professionali per documentare le attività. Esiste già un grande archivio a Siena Jazz e questo potrebbe essere la base per la costruzione di un altrettante grande archivio italiano deve mettere in rete la storia della nostra musica dal dopoguerra a oggi.

Inoltre i nuovi canali TV digitali e le piattaforme internet sono sempre più affamate di contenuti. Sarebbe una occasione per non dover più dire che il jazz non passa in TV o che, se lo fa, accade alle tre di notte. E sarebbe una vetrina importante per gli artisti oltre che un'occasione di sviluppo economico. E’ proprio di questi giorni il recepimento in Italia della direttiva sul copyright digitale e si sta lavorando, non senza difficoltà, per il PayPerformers nell’utilizzo dello streaming".

Ph: Roberto Cifarelli

 

Pubblicato: Giovedì, Aprile 29, 2021 - 10:16