Continua la nostra serie di interviste dedicate ai direttori dei jazz club associati a Italia Jazz Club. Dopo il presidente Giovanni Serrazanetti, ad inaugurare questo filone nel 2020 è Angelo Bardini, una delle anime dell'associazione Piacenza Jazz Club e direttore del Milestone, il jazz club di Piacenza che da 13 anni porta nella città emiliana grandi artisti e giovani talenti.

Angelo, il Milestone compie oggi 13 anni: raccontaci il percorso che avete fatto per arrivare a un traguardo così virtuoso.

"Gennaio 2007, 13 anni fa, ne è passata tanta di acqua sotto ai ponti, ma soprattutto è passato tanto jazz a Piacenza.

L'anno di nascita è 2004, senza una sede stabile, e pochi euro. Utilizzavamo una volta alla settimana la sala di una scuola di musica che smontavamo e rimontavamo in due ore, per poter proporre concerti una volta ogni 15 giorni. Dopo due anni, con molto coraggio, abbiamo affittato quello che ora è il Milestone: ufficio, aule di musica e una sala concerto grande molto ben arredata e molto curata. Il Milestone ce lo siamo letteralmente costruito nelle vacanze di Natale del 2006, trasformando un magazzino e uffici scalcinati in uno smagliante jazz club. Tutto grazie a una ventina di soci che in appena due settimane hanno trsformato un'idea in una realtà. Un sogno che si è realizzato.

Certo, abbiamo apportato modifiche lungo la strada, ci siamo trasformati per adattarci di volta in volta alle risorse a disposizione e al nostro sentire, in un percorso in continua evoluzione, com’è giusto per ogni realtà viva che funziona. Siamo passati da due concerti alla settimana a uno solo; abbiamo potenziato la scuola di musica, mentre abbiamo abbandonato la disposizione con tavolini e piccola cucina sperimentata per un certo periodo, per adottare la formula attuale, ovvero la configurazione del locale come sala concerto con il bar.

Il segreto dei traguardi raggiunti credo sia nell'organizzazione dell’associazione che coordina e ha in gestione gli spazi, il Piacenza Jazz Club, con un presidente, Gianni Azzali, molto attento e a tempo pieno sul progetto. Abbiamo creato quattro settori con un'organizzazione interna definita nei compiti e nelle corresponsabilità: la programmazione del Milestone, la scuola di musica, la gestione del locale e quella degli altri progetti ed eventi in gestione ai vari consiglieri. A questo organigramma vanno aggiunti una trentina di appassionati volontari che nel corso di ogni serata a rotazione assicurano il servizio bar, il service audio, l’apertura del locale e tanto altro. Oltre alle attività del Milestone, il Piacenza Jazz Club organizza anche il Piacenza Jazz Fest, che sta per presentare la sua XVII edizione, e Summertime in Jazz, quest’anno arrivato alla VII. Una proposta culturale articolata e continuativa, che assicura sul territorio undici mesi di jazz all’anno. Per riassumere, il mix del successo credo possa essere: organizzazione, competenza, passione e una bella dose di amicizia.

Il vostro programma è ampio e variegato e abbraccia sia i nomi del jazz italiano che i giovani jazzisti della nuova generazione: come lavorate sul calendario? Quali sono gli obiettivi che solitamente cercate di raggiungere?

"Quando programmiamo, ragioniamo su due capisaldi: la varietà e la qualità delle proposte. La commissione artistica del Milestone è composta da quattro membri molto diversi tra loro per gusti e competenze e questo ci garantisce un programma "a tinte molto diverse". Nel programmare ci proponiamo di creare un equilibrio tra musicisti che hanno fatto la storia della nostra musica, i giovani promettenti, i vincitori delle diverse sezioni del Concorso Bettinardi e i progetti dei maestri della nostra scuola, la Milestone School Of Music. La nostra stagione inizia il primo sabato di ottobre e termina, dopo una sospensione nel mese di marzo per la contemporaneità con il Piacenza Jazz Fest, a maggio.

Con i musicisti che sono già passati da noi tendiamo ad avere anche un rapporto di amicizia e ci interessa conoscere ciò che fanno, rimanere aggiornati sui loro progetti, anche se poi non tutti potranno suonare nella stagione. Un aspetto a cui teniamo molto è che chi suona al Milestone, oltre ad essere un buon musicista, sia anche una "bella" persona. Il Piacenza Jazz Club vive grazie al volontariato del suo staff, è un'associazione no profit e questo ci rende un po' diversi dalla gran parte degli altri jazz club, un motivo in più per chiedere la collaborazione e l'attenzione degli ospiti che, a loro volta, risentono positivamente del bel clima che vi si respira e ne sono conquistati, equesto gli consente di esibirsi sentendosi a proprio agio".

Piacenza Jazz Club è socio di Italia Jazz Club e di I-Jazz oltre che de Il jazz va a scuola, tre importanti realtà della "filiera" del jazz italiano: quanto conta, secondo te, la vita associativa nel jazz italiano?

"Pensiamo che essere in rete sia fondamentale, oggi più che mai. Da quando siamo entrati in I-Jazz e in Italia Jazz Club, prima, e ne "Il jazz va a scuola", dalla sua fondazione, abbiamo acquisito una nuova dimensione e una diversa visibilità. Il progetto Piacenza Jazz Club non ha più una valenza provinciale o interprovinciale ma nazionale. Da pochi giorni abbiamo vinto il bando Nuovo IMAIE, con altri sei jazz club, riuscendo a organizzare per la rete 28 concerti nella prima parte del 2020. Abbiamo vinto, con una rete diversa, il bando della Legge 2 della Regione Emilia Romagna e attendiamo l'esito di altri bandi. Tutto questo ci permette di ottenere contributi economici importanti e di collaborare con festival e jazz club. Un traguardo che è stato possibile raggiungere proprio grazie al progetto di Federazione e all'appartenere alla filiera del jazz italiano. Inoltre, grazie al dialogo e alla collaborazione, muovendosi con azioni congiunte, si può fare di più per lavorare su uno dei punti centrali della nostra attività, ovvero promuovere la cultura jazzistica, in particolare tra i giovani".

Progetti importanti per il 2020 che ti va di condividere con noi?

"Con i tempi difficoltosi che viviamo per la quasi assenza di sponsor privati e la sparizione dei contributi dell'amministrazione locale, sarebbe già un bel risultato mantenere la qualità delle stagioni appena passate. Ma non ci lasciamo scoraggiare e continuiamo a lavorare sodo per mantenere le attività già in corso e mettere in campo sempre nuovi progetti. Grazie al bando Nuova-IMAIE avremo la possibilità di allungare la programmazione primaverile con quattro tra i gruppi italiani più interessanti, e grazie alla legge 2 della Regione Emilia Romagna abbiamo aggiunto una nuova sezione al Concorso Bettinardi dedicata ai gruppi che presentano progetti originali. Inoltre, il bando Nuova Generazione Jazz, ci permette di proporre un altro gruppo giovane a ottobre. In definitiva, una stagione più densa con minori costi. Senza dimenticare il lavoro fatto in questi anni con le scuole e che ci ha permesso di vincere due bandi SIAE con l'Istituto comprensivo di Bobbio e con il Liceo Statale Melchiorre Gioia; stiamo già lavorando alla programmazione di cinque concerti nelle scuole del territorio in occasione del "Jazz day" del 30 aprile".

Pubblicato: Lunedì, Gennaio 13, 2020 - 11:42