Release Date: 19/11/13
Artisti:
Codice: PR608

“Swing lucido di brillantina, klezmer dell’est Europa, waltzer nuvolosi del lungo Senna (qualche canzone molto triste, anche, non dico no). Posti a sedere sul battello alla fonda di un vecchio gezz. Si Sta, ma è come Se Si Va.”

E’ Nik Lisco stesso a descrivere così le sue vibrazioni sonore che accompagnano il narrato. Affabulatore e sognatore di luoghi e storie che la musica ben accompagna vestendo perfettamente il corpo del testo, Nik Lisco ci porta nel suo mondo fatto di orologiai, colleghi di studi legali, Picasso a Montmartre, moderni drammi dall’est Europa e dal Medioriente, il romanzo di Bassani, l’attentato a Beslan, i partigiani e ancora poesia, amore, vita e morte. L’ironia sottesa svela un sottotesto agrodolce e ben s’instaura nella grande tradizione cantautorale italiana, tra canzoni di denuncia, cenni autobiografici e influenze culturali di ampio respiro. Tutto questo mondo letterario-musicale creato da Nik è molto ben accompagnato e arrangiato dalla chitarra di Maurizio Patarino il quale con sofisticatezza e savoir-faire introduce e catalizza i momenti stilisticamente variegati che permeano l’intero album, dallo swing più classico e ammiccante la belle époque del jazz (“Colleghi di studio”, “Estro”) alla bossa nova (“Nun è ‘o vero” con un finale rubato a Upa Neguinho e “Bossa M 41 C”). Ad impreziosire le armonie ci pensano Pippo Lombardo al piano e al rhodes e i leggiadri svolazzi del flauto e del sax di Francesco Lomangino che ben si distingue tra virtuosismi solistici e contrappunti melodici essenziali (“Certi vecchi orologiai” e il marcato citazionismo be-bop in “Red Jazz”). La sezione ritmica annovera anche Gianluca Fraccalvieri al basso e Mimmo Scialpi alla batteria i quali dimostrano versatilità e consapevolezza in ogni pulsazione. E il disco ne contiene davvero tante come l’ambientazione parigina nel waltzer di “Hai visto il tempo” (oltretutto introdotto da un delicato xilofono) e il tango triste di “Beslan” magistralmente interpretati dal sempre superbo Vince Abbracciante con la sua fisarmonica. Non mancano le atmosfere esotiche come in “Kan-Ya-Ma-Kan” che tenendo fede al titolo (“C’era una volta” in arabo) inizia accelerando come in un sirtaki per poi svolazzare in volute barocche tipicamente arabeggianti. “Il giardino” invece punta su un aspetto più giocoso tra rallentamenti ed accelerazioni che ricordano un po’ le colonne sonore in salsa felliniana. “Mia sorella è Debussy” è un disco divertente, irriverente, poetico, sarcastico e soprattutto multietnico. Muove le basi dal jazz e viaggia su coordinate etniche inaspettate, esterna i pensieri del raconteur-trovatore-aedo-menestrello Nik Lisco e ce li pone sotto forma di novelle novecentesche raccontate ora con un sussurro, ora con una melodia, ora recitando in solitudine o anticipandoci la leggerezza con un faceto kazoo. Un album completo e multiforme che ha il pregio di avvicinare chi si interessa di storie e canzoni all’italiana all’universo più complesso del jazz e della world music e viceversa dirottare l’appassionato jazzista anche sulla pregnanza del testo, che qui è davvero notevole.


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