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«di tutte le cose misura è l'uomo, di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono per ciò che non sono» (Protagora). Il cd di Alessandro Tedesco mi ha colpito sin dal primo ascolto. Non solo perché è fresco e originale ma anche perché denota una rara curiosità e un'apertura musicale che è degli artisti maturi. Alessandro non suona solo bene il suo strumento ma è in grado di architettare la musica con rigore senza rischiare di lobotomizzarla o peggio ancora appiattirla nel segno della progettualità eccessiva. In questo è un vero artista partenopeo capace di portare in seno al suo mondo l'afflato del soul e una concezione oserei dire "umanista" del fare musica. Cosciente dell'importanza del collettivo il suo mondo sonoro, tra classicità acustiche e invasioni contemporanee ed elettroniche, rappresenta al meglio le tensioni odierne di quella civiltà metropolita e bulimica che si alimenta con Scarlatti e Gigi D'Alessio, con i loop e le sequenze presettate. C'è di tutto in questo lavoro. E soprattutto c'è un artista cosciente di abitare nel tempo reale che è fatto di incontri e di scontri, di dinamiche che variano repentinamente, di poesia e di violenza oltre che di ascolti mutuati dalla visione di un mondo che cambia. La sua musica è tellurica come questo difficile anno. In movimento perenne arriva alle nostre orecchie come uno tsunami che spazza via le nostre sicurezze portandoci per mano dentro un nuovo paesaggio irriconoscibile e da ricostruire. L'aspetto umanista della sua musica è qui. In quanto non solo dialoga con i suoi magnifici compagni di viaggio ma anche con coloro che vorranno, attraverso l'ascolto, partecipare alla scoperta. Buon ascolto. Anzi, buoni ascolti! Paolo Fresu (Monaco di Baviera, Marzo 2011)